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Yemen, le forze anti-huthi responsabili di attacchi contro ospedali e personale medico di Ta'iz

CS206 - 23 novembre 2016

Bambini yemeniti
Bambini yemeniti - 6 luglio 2015 © Amnesty International

Amnesty International ha accusato le forze anti-huthi riunite nelle Forze della resistenza popolare, alleate al presidente yemenita Abd Rabbu Mansour Hadi e alla coalizione militare diretta dall'Arabia Saudita, di portare avanti una campagna di minacce e intimidazioni contro il personale medico nella città meridionale di Ta'iz e di porre a rischio la popolazione civile posizionando combattenti e postazioni militari nelle vicinanze delle strutture mediche.

Nel corso di una missione svolta a Ta'iz nel mese di novembre, i ricercatori di Amnesty International hanno intervistato 15 medici e impiegati che hanno riferito di essere stati intimiditi, arrestati e anche minacciati di morte negli ultimi sei mesi. 

"Abbiamo raccolto prove schiaccianti sulla campagna di minacce e intimidazioni avviata dalle forze anti-houti contro il personale medico di Ta'iz: mediante il posizionamento di combattenti e di postazioni militari nei pressi di strutture mediche, queste forze hanno compromesso l'incolumità degli ospedali e hanno violato l'obbligo, previsto dal diritto internazionale, di proteggere i civili" - ha dichiarato Philip Luther, direttore per la ricerca e l'advocacy su Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. 

"Non può esserci alcuna scusa per terrorizzare il personale medico o impedire ai medici di portare avanti le loro attività per salvare vite umane. Gli attacchi contro gli operatori sanitari o le strutture mediche sono vietati dal diritto internazionale e possono costituire crimini di guerra" - ha aggiunto Luther.

 

Ospedali costretti a chiudere

Almeno tre ospedali sono stati costretti a chiudere a causa delle minacce contro il loro personale. Nell'ultimo caso, il 21 novembre, una fazione delle forze anti-huthi ha fatto irruzione nell'ospedale al-Thawra, la più grande struttura sanitaria pubblica di Ta'iz, costringendolo alla chiusura, a quanto pare perché aveva fornito cure mediche di emergenza a tre combattenti huthi feriti, uno dei quali poi deceduto. 

Secondo testimoni oculari, tre uomini armati sono entrati in una sala dell'ospedale minacciando di uccidere il personale medico se l'ospedale non fosse stato immediatamente chiuso. Hanno anche cercato di portar via i due huthi sopravvissuti dal reparto di terapia intensiva. L'ospedale ha ripreso a funzionare solo parzialmente, fornendo limitate cure mediche d'emergenza e servizi di dialisi, nonostante l'escalation dei combattimenti fatta registrare a partire dalla prima settimana di novembre.

Personale medico minacciato

Molti dei medici incontrati da Amnesty International hanno detto che a Ta'iz l'assenza di legge ha dato luogo a una situazione in cui i rischi nei loro confronti sono aumentati da quando le forze anti-huthi hanno cercato di prendere il controllo degli ospedali.

Un impiegato ha definito le forze anti-huthi come quelle che controllano di fatto le strutture mediche. Spesso arrivano pretendendo che i loro feriti siano curati. Chi prova a rimandarli indietro a causa dell'impossibilità di fornire cure mediche subisce la loro violenza. A volte, i medici sono stati costretti a operare sotto la minaccia delle armi.

Secondo la testimonianza di un medico dell'ospedale al-Jamhouri, un uomo ha aperto il fuoco all'interno della struttura dopo che a suo figlio, un combattente delle forze anti-huthi che aveva una ferita superficiale a una gamba, erano state negate cure mediche di emergenza. L'uomo ha dato in escandescenze ferendo alcuni impiegati dell'ospedale e uccidendo un paziente. Il personale dell'ospedale ha anche riferito che uomini armati rifiutano regolarmente di lasciare le armi fuori dalla struttura causando problemi all'interno, offendendo i medici e scatenando risse con gli impiegati. Gli impiegati dell'ospedale al-Thawra hanno anche riferito che le forze anti-huthi hanno deviato la fornitura di energia elettrica per loro scopi personali, interrompendola per attività di primaria importanza.

In altri casi, i combattenti anti-huthi hanno preteso medicine e altre forniture, sequestrando i macchinari in dotazione agli ospedali. 

Postazioni militari nei pressi degli ospedali

Il personale medico dell'ospedale al-Thawra ha riferito ad Amnesty International che i combattenti delle forze anti-huthi hanno allestito postazioni difensive, inclusi i carri armati, intorno alla struttura ospedaliera, ignorando le suppliche di non farlo altrimenti l'intera zona sarebbe stata a rischio di attacchi di rappresaglia degli huthi. 

"Ci sono decine di uomini armati all'interno dell'ospedale. Non riesco più a capire se sto dirigendo un ospedale o un battaglione militare. Se non li fai entrare, ti creano problemi" - ha dichiarato il direttore sanitario dell'ospedale al-Thawra. 

Un medico che ha lavorato all'ospedale fino al luglio 2016 ha raccontato che le forze anti-huthi lanciavano almeno due attacchi alla settimana, esponendo l'ospedale agli attacchi di rappresaglia degli huthi.

Il 28 settembre, un colpo di mortaio degli huthi ha danneggiato i pannelli solari, le riserve d'acqua e le tubature dell'ospedale costringendo la direzione a sospendere temporaneamente gli interventi chirurgici.

Un medico dell'ospedale al-Jamhouri ha raccontato ad Amnesty International che nel mese di novembre un colpo di mortaio ha penetrato il tetto danneggiando un piano della struttura.

"Tutte le parti coinvolte nel conflitto devono porre fine agli attacchi che non fanno distinzione tra obiettivi militari e obiettivi civili. Occorre cessare l'uso di colpi di mortaio e di artiglieria in prossimità degli insediamenti civili ed evitare di collocare obiettivi militari nei pressi dei centri abitati e soprattutto degli ospedali e delle strutture mediche" - ha sottolineato Luther. 

Amnesty International continua insistentemente a chiedere un embargo totale sui trasferimenti di armi che potrebbero essere usate dalle parti in conflitto nello Yemen. Le forze anti-huthi sono sostenute dalla coalizione militare diretta dall'Arabia Saudita, che è stata rifornita di armi da parte di Usa, Regno Unito e anche dall'Italia. Amnesty International chiede inoltre alle autorità yemenite di rafforzare la sicurezza delle strutture mediche e di proteggere il personale sanitario e i pazienti dagli attacchi.

Ulteriori informazioni

La mancata protezione degli ospedali e delle infrastrutture civili è una costante del conflitto dello Yemen. Nel corso del 2015 Amnesty International ha riscontrato attacchi lanciati da ambo le parti dall'interno o dalle vicinanze degli ospedali e, nel luglio dello stesso anno, ha potuto direttamente esaminare i danni provocati dai bombardamenti delle forze huthi all'ospedale al-Thawra.

Il diritto internazionale umanitario prescrive che le strutture mediche godano di una protezione speciale dagli attacchi e che esse non debbano essere usate per scopi militari o essere prese di mira dalle parti in conflitto. Queste strutture sono protette fino a quando non vengano usate per scopri contrari alle loro funzioni umanitarie per compiere azioni dannose nei confronti del nemico. Prestare cure mediche ai combattenti o ai soldati feriti fa parte dei compiti umanitari di un ospedale e le strutture mediche non dovrebbero mai essere attaccate per questo. Anche quando un ospedale viene usato per lanciare attacchi contro i nemici, il contrattacco dovrebbe essere preceduto da un avviso diffuso in tempi ragionevoli e non dovrebbe essere avviato a meno che tale avviso non rimanga inascoltato.

Nel corso del conflitto dello Yemen, Amnesty International ha documentato attacchi illegali, crimini di guerra compresi, ad opera di tutte le parti coinvolte. Nel corso della sua missione di ricerca nei quartieri orientali di Ta'iz, nel novembre 2016, l'organizzazione per i diritti umani ha potuto parlare con testimoni oculari, personale medico e vittime di un attacco lanciato dalle forze anti-huthi un mese prima contro il mercato Sofitel, in una zona della città controllata dagli huthi, che ha causato tre morti e quattro feriti tra la popolazione civile. 

FINE DEL COMUNICATO                                                                                 Roma, 23 novembre 2016

Per interviste: Amnesty International Italia - Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it