1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
Vai alla pagina iniziale
Testata per la stampa
  1. dona
  2. contattaci
  3. Utilizza la tecnologia RSS per rimanere sempre aggiornato
  4. amnesty.org
 


ricerca avanzata

Contenuto della pagina

Iraq, necessarie indagini su notizie di torture e uccisioni nei villaggi nei pressi di Mosul

© AFP/Getty Images

CS193 - 10 novembre 2016

Amnesty International ha sollecitato le autorità irachene a indagare con urgenza sulle denunce secondo le quali uomini con le uniformi della Polizia federale hanno torturato e ucciso a sangue freddo abitanti dei villaggi a sud di Mosul.

I ricercatori di Amnesty International attualmente presenti nel nord dell'Iraq hanno visitato diversi villaggi nelle aree di al-Shura e al-Qayyarah, situati nella provincia di Ninive, a sud e a sud-ovest di Mosul. Hanno raccolto informazioni su almeno sei persone vittime di esecuzioni extragiudiziali in quanto sospettate di avere legami col gruppo armato auto-denominato Stato islamico.

"Uomini che indossavano uniformi della Polizia federale hanno compiuto uccisioni illegali, arrestando e poi uccidendo a sangue freddo residenti dei villaggi a sud di Mosul. In alcuni casi, le vittime sono state torturate prima di essere passate per le armi" - ha dichiarato Lynn Maalouf, vicedirettrice per le ricerche presso l'Ufficio regionale di Amnesty International di Beirut.

"Uccidere volutamente prigionieri e altre persone inermi è vietato dal diritto internazionale umanitario e costituisce un crimine di guerra. È fondamentale che le autorità irachene svolgano indagini immediate, approfondite, imparziali e indipendenti su questi crimini di diritto internazionale e portino i responsabili di fronte alla giustizia. In assenza di punizioni, vi è il forte rischio di assistere ad altri crimini di guerra nei villaggi e nelle città dell'Iraq durante l'offensiva per riprendere Mosul" - ha aggiunto Maalouf.

È inoltre importante, ha sottolineato Amnesty International, che chi ha assistito a questi crimini e i loro familiari siano protetti da ogni forma di rappresaglia e intimidazione.

Il 21 ottobre l'area di al-Shura, la cui popolazione in passato era largamente fuggita, è stata teatro di scontri armati tra lo Stato islamico e le forze irachene, le quali hanno riportato almeno una vittima. È possibile che queste ultime abbiano presunto che nei villaggi fossero rimasti solo combattenti dello Stato islamico.

Quella mattina, una decina di uomini e un ragazzo di 16 anni provenienti per lo più dai villaggi di Na'na'a e al-Raseef, sono stati torturati dopo che si erano consegnati, a Nus Tal, a un piccolo gruppo di persone che indossavano le uniformi della Polizia federale. Sventolavano indumenti bianchi e si erano abbassati i pantaloni per mostrare che non avevano cinture esplosive né costituivano alcun'altra minaccia.

Di lì a poco, arrivati i rinforzi, gli 11 civili sono stati condotti a piedi in una zona desertica, a un chilometro di distanza tra la città di al-Qayyarah e l'area di al-Shura, riconoscibile dalla presenza di un caravan guasto. Gli uomini con le uniformi della Polizia federale hanno iniziato a picchiarli con cavi, calci dei fucili, pugni e calci e tirando loro le barbe, una delle quali è stata persino incendiata.

Le vittime sono state fatte sdraiare a pancia in giù. Poi gli uomini con le divise della Polizia federale gli hanno sparato alle gambe, proferendo insulti di tipo settario e accusandole di far parte dello Stato islamico.

Ahmed Mahmoud Dakhil e Rashid Ali Khalaf, del villaggio di Na'na'a, sono stati separati dal gruppo insieme a un terzo uomo del villaggio di Tulul Nasser. Gli uomini con le uniformi della Polizia federale li hanno picchiati con particolare ferocia prima di ucciderli. I loro corpi sono stati ritrovati nella stessa zona cinque giorni dopo. Sebbene decomposto, quello di Rashid Ali Khalaf mostrava ancora evidenti segni di tortura.

Un altro abitante di al-Raseef, Hussein Ahmed Hussein, è stato visto vivo per l'ultima volta il 21 ottobre, quando è stato picchiato e insultato dagli uomini della Polizia federale, che poi lo hanno ammanettato e portato via verso il caravan. Il suo corpo è stato rinvenuto la settimana dopo.

I combattenti dello Stato islamico hanno costretto centinaia di donne, bambini e uomini anziani dai villaggi di Na'na'a e al-Raseef a seguirli nella ritirata verso Hamam Alil, per usarli presumibilmente come scudi umani. L'annuncio era stato dato con gli altoparlanti delle moschee il 19 ottobre. Alcuni uomini più giovani sono riusciti a nascondersi in edifici abbandonati o in costruzione. Tra questi, Hussein Dakhil. Il 21 ottobre, dopo l'arrivo delle forze irachene, è stato ritrovato morto con due segni di colpi d'arma da fuoco al petto e al mento. Lo stesso giorno Bashar Hamadi è stato ucciso mentre andava incontro agli uomini con indosso le divise della Polizia federale, sventolando un indumento bianco e coi pantaloni abbassati.

Tutte le persone uccise sono state sepolte senza che venisse effettuata un'autopsia.

"Quando sono iniziate le operazioni militari per riconquistare Mosul, il primo ministro Haider al-Abadi aveva detto chiaramente che non sarebbero state tollerate violazioni dei diritti umani da parte delle forze armate irachene e dei loro alleati. Ora è giunto il momento di dimostrarlo" - ha commentato Maalouf.

 

Ulteriori informazioni

Al conflitto contro lo Stato islamico prendono parte svariate forze irachene: unità dell'esercito, due milizie tribali, la polizia locale e quella federale erano presenti, o erano passate, nei villaggi dove sono avvenute le torture e le esecuzioni extragiudiziali. Secondo alcune fonti, un alto comandante della cosiddetta "Operazione per liberare Ninive" potrebbe essersi trovato a sua volta nella zona.

Non è la prima volta che Amnesty International documenta esecuzioni extragiudiziali ad opera di uomini con la divisa della Polizia federale. Il 27 maggio 2016, durante le operazioni militari per riprendere Falluja e le zone circostanti, almeno 16 uomini e ragazzi della tribù Jumaili erano stati uccisi dopo essersi arresi, nella zona di Sijir, a un gruppo di combattenti, alcuni dei quali con le divise della Polizia federale.

La Polizia federale fa parte del ministero dell'Interno e prende parte ad azioni di contrasto al terrorismo. 

FINE DEL COMUNICATO                                                                            Roma, 10 novembre 2016 

Per interviste:Amnesty International Italia - Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it