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Iran: stop all'esecuzione di Zeinab, la sposa bambina

Data di pubblicazione dell'appello: 14.10.2016

Status dell'appello: aperto Campagna No alla pena di morte

UA:227/16 Index: MDE 13/4961/2016

Zeinab Sekaanvand © Archivio privato
Zeinab Sekaanvand © Archivio privato

Zeinab Sekaanvand è stata arrestata nel febbraio 2012, all'età di 17 anni, per aver ucciso il marito, sposato quando aveva appena 15 anni. È stata trattenuta per 20 giorni in una stazione di polizia, dove - secondo quanto ha denunciato - è stata picchiata da agenti di sesso maschile. Ha "confessato" di aver accoltellato il marito dopo mesi e mesi di violenza psicologica e fisica e dopo che l'uomo aveva ripetutamente rifiutato di concederle il divorzio.

Il processo è stato gravemente irregolare. Nella fase che lo ha preceduto, Zeinab Sekaanvand non ha potuto avere un avvocato e ha incontrato quello d'ufficio solo nell'ultima udienza del processo, il 18 ottobre 2014. In quell'occasione, la ragazza ha ritrattato la "confessione" resa quando era priva di assistenza legale, denunciando che ad aver ucciso il marito era stato il fratello di quest'ultimo. Il vero assassino, ha raccontato Zeinab Sekaanvand, l'aveva violentata numerose volte e l'aveva convinta ad assumersi la responsabilità dell'omicidio promettendole che l'avrebbe perdonata (secondo la legge islamica, i parenti di una vittima di omicidio possono perdonare l'assassino in cambio di un risarcimento).

Le dichiarazioni rese da Zeinab Sekaanvand nell'ultima udienza del processo sono state ignorate. Così, il 22 ottobre 2014, la seconda sezione del tribunale penale della provincia dell'Azerbaigian occidentale ha condannato a morte Zeinab Sekaanvand secondo il criterio del qesas o "pena equivalente". In seguito la sentenza è stata confermata dalla settima sezione della Corte suprema.

I due tribunali non hanno tenuto conto delle linee guida contenute nel codice penale islamico del 2013: non hanno disposto una perizia medica per valutare "lo sviluppo mentale e la maturità" dell'imputata al momento del reato e non l'hanno informata che, come previsto dall'articolo 91, avrebbe potuto chiedere un nuovo processo.

Nel 2015, mentre era in carcere, Zeinab Sekaanvand ha sposato un detenuto della prigione centrale di Oroumieh, Azarbaigian occidentale, e poi è rimasta incinta. Successivamente, le autorità l'hanno informata che avrebbero ritardato la sua esecuzione fino a dopo la nascita. Il 30 settembre, è stata trasferita in un ospedale all'esterno del carcere dove ha dato alla luce un bambino nato morto. I medici le hanno detto il bambino era morto in grembo due giorni prima a causa di un forte shock, in quei giorni la sua compagna di cella e un suo amico erano stati portati in cella di isolamento per l'esecuzione. È ritornata in carcere il giorno dopo il parto, e non le è stato permesso di vedere un medico per l'assistenza post-natale o per un supporto psicologico.

Dal giorno del ritorno in carcere, Zainab potrebbe essere messa a morte in qualunque momento. 

 

Jahanbakhsh Mozaffari 
Ambasciatore Iran (Repubblica Islamica dell')
Via Nomentana, 361/363 - 00162 Roma                                                    
Fax 0686328492          
E-mail: iranemb.rom@mfa.gov.ir
Eccellenza,

Sono un sostenitore di Amnesty International, l'organizzazione non governativa che dal 1961 lavora indifesa dei diritti umani, ovunque siano violati. 

Le autorità iraniane devono fermare immediatamente l'esecuzione di Zeinab Sekaanvand e garantire che la sua condanna a morte venga annullata, che le sia concesso un nuovo processo equo, senza ricorso alla pena di morte e in conformità con i principi di giustizia minorile. 

Esse dovrebbero condurre una indagine rapida, indipendente e approfondita sulle accuse di tortura e altri maltrattamenti che Zeinab Sekaanvand ha denunciato, e garantire che tutte le dichiarazioni ottenute da lei sotto tortura, con la coercizione o senza presenza di un avvocato, non siano utilizzate come prove contro di lei in tribunale. 

Più in generale, le autorità devono rispettare il divieto assoluto sull'uso della pena di morte per i reati commessi da persone minori di 18 anni come stabilito sia del Patto internazionale sui diritti civili e politici sia dalla Convenzione sui diritti dei minori, entrambi ratificati dall'Iran.

La ringrazio per l'attenzione.